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Sito fotografico di Giusy Vaccaro

Posted by soulwoman On giugno - 29 - 2010

Il 14 gennaio del 1968, alle ore 13 e 29, la gente si apprestava a consumare il consueto pranzo domenicale, con la famiglia tutta riunita a tavola quando all’improvviso, nella valle del Belice, tra Agrigento, Trapani e Palermo, la terra cominciò a tremare. La gente, spaventata dal sisma, si riversò lungo le strade e sebbene il terremoto non avesse procurato danni particolari, furono in molti a preferire di passare la notte in macchina. Una scelta apparentemente  troppo precauzionale ma che salvò la vita a tanti. Infatti nella notte tra il 14 e il 15, alle ore 3, la terra tornò a tremare, ma questa volta con una violenza incontrollabile. Le scosse violente furono in tutto 16 e si susseguirono fino alle ore 23 e 20.

L’effetto di questo terremoto che ebbe come epicentro Ghibellina, si fece sentire su tutta la Sicilia. I paesi di Gibellina, Montevago e Salaparuta furono rasi al suolo, cancellati. Gravemente danneggiati Poggioreale, Salemi, Santa Ninfa, Santa Margherita Belice, Roccamena. Le vittime furono 351 e migliaia i feriti. Questo terremoto, definita la più grande calamità naturale del dopoguerra, mise in evidenza gli incredibili paradossi del nostro paese, a cominciare dallo stato di povertà delle case in Sicilia, costruite con mattoni poco resistenti. Quando i soccorsi, avvertiti con estremo ritardo, giunsero sul posto, si trovarono di fronte un palcoscenico apocalittico. Molti furono anche i volontari che giunsero da più parti d’Italia e le cronache del periodo raccontano scene agghiaccianti e spesso commoventi.

Come se non bastasse il 20 di gennaio una pioggia torrenziale si abbatté sulla zona, spazzando via le tendopoli costruite dall’esercito e ricoprendo di fango le macerie. Sembrava quasi che la natura si fosse accanita con una zona già di per se disagiata.
Quel che accadde dopo è pura cronaca che riporta i notevoli disagi della popolazione superstite, da chi decise di partire in cerca di fortuna a chi decise di rimanere aspettando una nuova casa. Ma non sarò io a raccontarvi i retroscena di questa vicenda, dopotutto non ho né la conoscenza né i mezzi per farlo in modo corretto.

Quello che vi voglio raccontare è il presente: un presente che però vive immerso nel passato.  Qualche tempo fa, incuriosita da questa vicenda, sono andata a visitare le rovine di Poggioreale, uno dei centri maggiormente colpiti.

La nuova Poggioreale sorge a pochi chilometri dalle rovine della vecchia città. Il nuovo centro abitato è stato ricostruito in chiave moderna ma ha l’aria di un corpo estraneo preso ed inglobato in un ambiente completamente diverso. La vecchia Poggioreale invece mi ha colpito veramente al punto che per diversi giorni sono stata assalita da un profondo senso di malinconia che non sono riuscita a togliere in nessuna maniera.
Quello che si presenta agli occhi è una vera e propria città fantasma. Gli scheletri delle case sono ancora in piedi, le facciate, seppure molto deturpate e rovinate, mostrano i segni di un luogo in cui prima c’era la vita. Camminando lungo i viali ci sono solo macerie, balconi rotti, persiane sfondate, tetti caduti, insegne oramai cancellate, qualche foglio di giornale che vola tra le macerie, qualche scarpa appartenuta a chissà chi e qualche cane che passeggia sconsolato.

Eppure si ha quasi l’impressione di  sentirla quella vita che un tempo scorreva lungo questi viali: il campanile della chiesa che segna il trascorrere delle ore; gli uomini che al mattino presto vanno a lavorare nei campi; i bambini che controvoglia si recano a scuola; le donne che lavano e stendono il bucato; le mamme che chiamano i bambini perché è pronta la cena; le chiacchiere a tavola, al bar, per le strade.
Si, un tempo qui scorreva la vita, oggi invece  solo silenzio, un infinito e sacrale silenzio, quasi a volere ricordare le vittime di quel tempo, di coloro che persero la vita e di coloro che sopravvissero ma che affrontarono tante e tante difficoltà.

Se vi capita di passare da queste parti fateci un salto. Vivrete un pezzo di storia di Italia.

Per saperne di più

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Categories: Reportage

6 Responses

  1. Bimboverde scrive:

    I segni del tempi sulle cose dell’uomo, il deteriorarsi degli oggetti, hanno un grande fascino che le tue foto hanno colto perfettamente. Mi hai fatto ricordare un piccolo borgo della Liguria , Balestrino, abbandonato uffficialmente per una frana, ma in realtà per una grande forma di specuòlazione edilizia, negli anni 60. Appena potrò farò un po’ di foto, devo sbrigarmi prima dei restasuri imminenti di un grande piano di recupero…..

  2. Pier scrive:

    Il tempo si è farmato ai giorni del terremoto, succederà così anche all’aquila? o ad alcuni centri minori dove mancano i soldi e la volontà di ricostruire.
    Le nuove città sono incapaci di testimoniare la vita delle persone perchè nascono con logiche differenti da quelle che hanno creato i vecchi borghi.
    Ricordo Bussana Vecchia … imperdibile se si ha interesse per i vecchi paesi.

  3. stampafoto scrive:

    Bellissimo questo tuo reportage!Non sapevo proprio niente dell’esistenza di questa Poggioreale fantasma eppure ce l’ho a due passi!

  4. soulwoman scrive:

    Io ti consiglio vivamente di andarci, perché è un luogo struggente e malinconico e perché ti fa capire quanto spesso siamo impotenti di fronte alla forza della natura.

  5. a me fanno impressione le finestre aperte sul nulla, fatte di buio, legno divelto e nostalgia per un passato che non tornerà più. Sono foto molto intense, complimenti!

  6. fotolibro scrive:

    Ciao si adesso che me l’hai fatto scoprire di certo ci andrò!Grazie

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